Franco Vaccari , artista (Modena, 1936) è uno dei maggiori artisti italiani viventi, noto per la ricerca sperimentale di oltre 30 anni nel campo della fotografia, cinema e video. Ha partecipato alle Biennali di Venezia del 1972, 1980, 1993 e 1995. E' stato protagonista di personali e collettive in tutto il mondo e autore di uno dei primi progetti di net.art in Italia

"Intervista a Franco Vaccari"
di Paolo Giuliani

..Bologna, 24 Marzo 2003



P. Giuliani: La sua carriera artistica inizia nel 1969, ma prima si è occupato di sperimentazione nel campo della poesia pubblicando il libro di poesie visive "Pop esie". Ci può descrivere in che consiste la sua poesia visiva?

F. Vaccari: Sono arrivato alla "poesia visiva" con un percorso isolato. Non ero a contatto con nessuno che facesse ricerche analoghe.
Stavo facendo l'ufficiale di complemento a Roma al centro ABC (atomico, biologico, chimico) oggi paurosamente di attualità.
Avevo molto tempo a disposizione; mi interessavo di cultura giapponese e, in particolare, dello Zen.
La mia poesia visiva nasce dai tentativi di fare qualcosa di simile agli haiku (brevissime composizioni poetiche giapponesi) che tenesse però conto del nostro contesto culturale e non di quello tradizionale per questo tipo di poesia.

P. Giuliani: Dal 1969 comincia ad avvicinarsi alle tecnologie ed ai nuovi mezzi di comunicazione, la fotografia e il video. Con le "Esposizioni in tempo reale" inventa un nuovo modo di fare arte, una nuova concezione, mostrando nel "tempo reale" il costruirsi dell'opera stessa. Come sono nate queste opere e in particolare, la più famosa, quella presentata alla Biennale di Venezia del 1972?

F. Vaccari: Sarebbe un po' lungo da raccontare. Mi limiterò a dire che quando ho sentito l'esigenza di battezzare quello che stavo facendo con la formula "esposizione in tempo reale" i termini allora di moda erano: istallazione, azione, environment, happening; nessuno di questi termini era però in grado di riflettere la struttura dei miei lavori. In questi c'era un grado in più di libertà legato al "feedback" o "controreazione" che permette di aprirsi al caso in modo sostanziale.
Il progetto, realizzato poi alla Biennale di Venezia del 1972, risaliva al 1970 quando doveva essere attuato per la grande mostra "Arte & Critica '70" ma l'allora sindaco della città lo bloccò. E' stato meglio così.

P. Giuliani: Nel 1996 realizza "Artist's Atelier", un'opera d'arte in rete che dopo circa sette mesi viene cancellato dal server e trasferito su CD-Rom. Oggi "Artist's Atelier" è considerata un'opera pionieristica di net.art, perlomeno nel panorama italiano. Lei era consapevole di questo nel '96? Da pochi mesi l'opera è tornata on-line, è stato lei a volerlo?

F. Vaccari: Avevo fatto una ricerca su quanto c'era in rete riguardante l'arte e mi ero accorto che questo straordinario mezzo veniva utilizzato come se fosse una vetrina, piuttosto che per le sue potenzialità interattive. Allora non ho fatto altro che estendere ad Internet quanto avevo fatto a Venezia nel '72. Non sarei però mai riuscito a realizzare qualcosa di decente se non avessi avuto l'aiuto di Ennio Bianco e di Giorgio De Novellis, due straordinari conoscitori della nuova tecnica.
Il ritorno dell'opera on-line è dovuta ad una richiesta che mi è stata fatta; sono rimasto sorpreso nel constatare che ha ancora una sua attualità.

P. Giuliani: Cos'è secondo lei la net.art?

F. Vaccari: La "net-art" non è l'arte in rete, ma quella che attraverso questo mezzo determina un effettivo salto nell'autoconsapevolezza non provocabile con altri mezzi.

P. Giuliani: Dopo aver partecipato a tre Biennali di Venezia, rispettivamente nel 1972, 1980 e 1993, quasi a cadenza decennale l'una dall'altra, si potrebbe pensare una sua prossima partecipazione? Quali sono i suoi progetti imminenti, sta lavorando a qualche opera?

F. Vaccari: Non mi dispiacerebbe mantenere questo ritmo. Purtroppo non dipende da me. E' buona regola non parlare di quello che è in gestazione.


Immagine del fax con le risposte di Vaccari.
Intevista pubblicata anche sul sito Arte.Go

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