Un Timoteo Viti ritrovato
di Paolo Giuliani


Circa tre anni fa, nei primi mesi del 2005, ad anno accademico iniziato, ci ritrovammo - noi studenti del Dams bolognese - a trasferirci nella nuova sede del Dipartimento di Arti Visive. Dalla "vecchia" e gloriosa sede di Palazzo Poggi in via Zamboni, si passò alle fredde e ancora non ultimate aule dell'ex convento di S.Cristina. La prima lezione fu svolta all'interno della nuova Aula Magna. In questa sala, ad attirare subito il mio interesse e la mia curiosità furono i reperti, le tracce del passato. Tralasciando l'aspetto architettonico, la parte pittorica ci ha restituito la scritta "SILENTIUM" sulla parete dove oggi vi si trovano la cattedra e il telo per le proiezioni, e nella parete di fondo, un pregevole affresco, in discrete condizioni di conservazione, raffigurante una Crocifissione.

Da studente, in continua fase di crescita storico artistica, mi ponevo mille interrogativi e mi divertivo a riflettere su questa immagine. La prima cosa che analizzai fu lo stile. Mi ricordava il Francia, ma non mi convinceva, soprattutto nella Maria Maddalena che abbraccia la croce. Troppo lontana dal Raibolini, per quel che conoscevo. Certo notai una mescolanza di stili quali, ad esempio, quello umbro peruginesco, quello più padano, franciano o anche costesco. Ad un certo punto pensai anche ai figli del Francia, Giacomo e Giulio, ma conoscevo davvero poco delle opere di costoro. Un pò ambiguo trovai anche il teschio alla base del Crocifisso, di fattura anticlassica, poco realistico (pensai tra me e me, che l'Aspertini, anticlassico per eccellenza, nella piccola chiesa bolognese di Santa Cecilia eseguì - in un periodo probabilmente coevo al nostro affresco - nella Sepoltura dei santi Valeriano e Tiburzio, un teschio con ossa molto simile a questo, ben più naturalistico! Con questo non ipotizzo un'avvicinamento del pittore bolognese nel convento di S.Cristina, ma quantomeno una coesistenza di elementi contrastanti nel linguaggio figurativo, forse dovuti al periodo storico).
Trovando tutte queste difficoltà, dovute soprattuto alla mia ancora acerba preparazione, chiesi lumi ad uno stimatissimo storico dell'arte, esperto in modo particolare del Francia e della sua cerchia, di Lorenzo Costa, mi sto riferendo a Nicosetta Roio. Appena ebbe modo di visionare l'affresco, il nome di Timoteo Viti fu immediato. Daniele Benati non giustifica tale attribuzione, vedendovi invece una netta appartenenza alla cerchia del Costa e non del Francia. "Nessun rapporto dunque con Timoteo Viti e col suo preteso alunnato presso il Francia", conclude Benati*.

Ad una attenta visione dell'opera, ancora oggi riscontro uno stile molto franciano nel Cristo, nella figura inginocchiata con le mani incrociate sul petto e nella Madonna raffigurata alla sinistra del Cristo.
Nel San Giovanni e nella Maria Maddalena, il pennello sembra essere lievemente diverso nel trattamento dei volti, ma non nei panneggi. La posizione della testa del San Giovanni e la posa del corpo sembrano evocare echi umbro-marchigiani. Per quanto riguarda invece il volto del santo inginocchiato, oso dire di vederci uno stile quattrocentesco e non maturo rispetto al resto della composizione. Sembra quasi che un'altra mano, diversa dal Viti, abbia eseguito la parte destra dell'affresco con il santo camaldolese e la vanitas ai piedi della croce.

Particolare della Crocifissione di Timoteo Viti (attribuito da Nicosetta Roio) riemerso durante i lavori di restauro nell'ex convento di S.Cristina in Bologna (ora Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna). In basso l'affresco nella sua interezza con la cornice dipinta. © Foto Antonio Guerra

Prima di passare all'intervento del convegno su Timoteo Viti, tenuto dalla Roio, ci terrei, inoltre, a far notare la possibiltà che l'affresco possa essere stato ridotto nelle dimensioni, con una grossa cornice dipinta. Questo lo si potrebbe evincere, osservando come la parte superiore della croce termini a contatto con la cornice e - se nella parte alta a sinistra - quel rettangolo visibile, di un marrone più scuro della croce del Cristo, fosse quel che resta di una croce dei ladroni posta in secondo piano nella raffigurazione (forse non troppo distanziata). Lo suggerisce, inoltre, anche il senso di asimmetria conferito alla composizione dall'elemento pittorico, ormai illegibile, presente subito sopra la cornice affrescata, se contemporaneo al nostro soggetto. L'ipotesi non regge se l'elemento è successivo e coevo alle modifiche architettoniche ben visibili. Concludendo parlando delle asimmetrie della composizione, c'è da notare una incongruenza anatomica nel corpo del Cristo, il braccio sinistro, unito ad un braccio della croce anch'esso più lungo.


© Foto Antonio Guerra

Il testo di Nicosetta Roio che segue, verrà pubblicato negli atti del convegno di studi su Timoteo Viti, tenutosi il 25 e il 26 ottobre 2007 presso l'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università di Urbino "Carlo Bo".

Bologna, marzo 2008

* A tale intervento è seguita la risposta del Prof. Daniele Benati in merito all'attribuzione della Roio (27 marzo 2008)

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