Circa tre anni fa, nei primi mesi del 2005, ad anno accademico
iniziato, ci ritrovammo - noi studenti del Dams bolognese - a trasferirci
nella nuova sede del Dipartimento di Arti Visive. Dalla "vecchia"
e gloriosa sede di Palazzo Poggi in via Zamboni, si passò alle fredde
e ancora non ultimate aule dell'ex convento di S.Cristina. La prima
lezione fu svolta all'interno della nuova Aula Magna. In questa sala,
ad attirare subito il mio interesse e la mia curiosità furono
i reperti, le tracce del passato. Tralasciando l'aspetto architettonico,
la parte pittorica ci ha restituito la scritta "SILENTIUM" sulla parete
dove oggi vi si trovano la cattedra e il telo per le proiezioni, e
nella parete di fondo, un pregevole affresco, in discrete condizioni
di conservazione, raffigurante una Crocifissione.
Da studente, in continua fase di crescita storico artistica, mi ponevo
mille interrogativi e mi divertivo a riflettere su questa immagine.
La prima cosa che analizzai fu lo stile. Mi ricordava il Francia,
ma non mi convinceva, soprattutto nella Maria Maddalena che abbraccia
la croce. Troppo lontana dal Raibolini, per quel che conoscevo. Certo
notai una mescolanza di stili quali, ad esempio, quello umbro peruginesco,
quello più padano, franciano o anche costesco. Ad un certo punto pensai
anche ai figli del Francia, Giacomo e Giulio, ma conoscevo davvero
poco delle opere di costoro. Un pò ambiguo trovai anche il teschio
alla base del Crocifisso, di fattura anticlassica, poco realistico
(pensai tra me e me, che l'Aspertini, anticlassico per eccellenza,
nella piccola chiesa bolognese di Santa Cecilia eseguì - in un periodo
probabilmente coevo al nostro affresco - nella Sepoltura dei santi
Valeriano e Tiburzio, un teschio con ossa molto simile a questo,
ben più naturalistico! Con questo non ipotizzo un'avvicinamento del
pittore bolognese nel convento di S.Cristina, ma quantomeno una coesistenza
di elementi contrastanti nel linguaggio figurativo, forse dovuti al
periodo storico).
Trovando tutte queste difficoltà, dovute soprattuto alla mia ancora
acerba preparazione, chiesi lumi ad uno stimatissimo storico dell'arte,
esperto in modo particolare del Francia e della sua cerchia, di Lorenzo
Costa, mi sto riferendo a Nicosetta Roio. Appena ebbe modo di visionare
l'affresco, il nome di Timoteo Viti fu immediato. Daniele Benati non
giustifica tale attribuzione, vedendovi invece una netta appartenenza
alla cerchia del Costa e non del Francia. "Nessun rapporto
dunque con Timoteo Viti e col suo preteso alunnato presso il Francia",
conclude Benati*.
Ad una attenta visione dell'opera, ancora oggi riscontro uno stile
molto franciano nel Cristo, nella figura inginocchiata con le mani
incrociate sul petto e nella Madonna raffigurata alla sinistra del
Cristo.
Nel San Giovanni e nella Maria Maddalena, il pennello sembra essere
lievemente diverso nel trattamento dei volti, ma non nei panneggi.
La posizione della testa del San Giovanni e la posa del corpo sembrano
evocare echi umbro-marchigiani. Per quanto riguarda invece il volto
del santo inginocchiato, oso dire di vederci uno stile quattrocentesco
e non maturo rispetto al resto della composizione. Sembra quasi che
un'altra mano, diversa dal Viti, abbia eseguito la parte destra dell'affresco
con il santo camaldolese e la vanitas ai piedi della croce.

Particolare
della Crocifissione di Timoteo Viti (attribuito da Nicosetta
Roio) riemerso durante i lavori di restauro nell'ex convento di S.Cristina
in Bologna (ora Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di
Bologna). In basso l'affresco nella sua interezza con la cornice
dipinta. © Foto Antonio Guerra
Prima
di passare all'intervento del convegno su Timoteo Viti, tenuto dalla
Roio, ci terrei, inoltre, a far notare la possibiltà che l'affresco
possa essere stato ridotto nelle dimensioni, con una grossa cornice
dipinta. Questo lo si potrebbe evincere, osservando come la parte
superiore della croce termini a contatto con la cornice e - se nella
parte alta a sinistra - quel rettangolo visibile, di un marrone più
scuro della croce del Cristo, fosse quel che resta di una croce dei
ladroni posta in secondo piano nella raffigurazione (forse non troppo
distanziata). Lo suggerisce, inoltre, anche il senso di asimmetria
conferito alla composizione dall'elemento pittorico, ormai illegibile,
presente subito sopra la cornice affrescata, se contemporaneo al nostro
soggetto. L'ipotesi non regge se l'elemento è successivo e
coevo alle modifiche architettoniche ben visibili. Concludendo parlando
delle asimmetrie della composizione, c'è da notare una incongruenza
anatomica nel corpo del Cristo, il braccio sinistro, unito ad un braccio
della croce anch'esso più lungo.

© Foto
Antonio Guerra
Il
testo di Nicosetta Roio che segue, verrà pubblicato negli atti del
convegno di studi su Timoteo Viti, tenutosi il 25 e il 26 ottobre
2007 presso l'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università
di Urbino "Carlo Bo".
Bologna,
marzo 2008
* A tale intervento è seguita la risposta del Prof. Daniele
Benati in merito all'attribuzione della Roio (27 marzo 2008)
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