..Già
da tempo si pensava di dover trovare il modo per analizzare, studiare
e criticare la net.art. In pochi fino ad oggi ci hanno provato, anche
perché è un fenomeno complesso, ampio e anche stravagante. Nonostante
che, già da tempo questa forma d'arte (che non è, forse, ancora prudente
chiamare così) sia entrata a far parte del sistema dell'arte, gli artisti
sono rimasti ancora un po' nascosti in penombra, come dei casi misteriosi
nel mondo dell'arte contemporanea.
Voglio citare a tal proposito un noto critico d'arte, Achille Bonito
Oliva, di cui riporto un testo tratto da un suo libro del 2000 "Gratis
a bordo dell'arte", pag.61 "La morte del pubblico":
.."Con videotape, videogame, videoclip, realtà virtuale e
una sintesi dei linguaggi veloce ed elettrizzante, la tecnologia ha
creato un'involontaria scuola d'obbligo di prealfabetizzati cronici.
Il pubblico dell'arte diventa "istantaneo", "indiretto", provvisorio
e indeterminato per origine e formazione. […] La velocità diventa il
tempo della contemplazione […]
Si assiste così a una morte vaporizzata
del pubblico dell'arte, bersaglio e vettore di molte offerte medianiche.
Ad esempio, la navigazione in Internet sviluppa un "anoressia dell'arte",
una smaterializzazione dell'opera che sembra eliminare ogni nostalgia
per il luogo istituzionale del museo.
Ora la telematica ne ha ridimensionato e ridefinito ruolo e presenza.
La tecnica, nella sua capillare estensione e capacità irradiava fin
dentro le mura domestiche, ha allestito un banchetto telematico a domicilio
che di nuovo abbruttisce lo spettatore, terminale sazio di un sistema
di iperinformazione quotidiana e superproduzione creativa di immagini.
La tecnologia più evoluta, come una droga sintetica, ha creato prodotti
ibridi in grado di assorbire le più provocatorie sperimentazioni delle
avanguardie, scremate di ogni utopia e virtualità conoscitiva […] L'arte
si fa sistema sovversivo, schegge di tortura di un pubblico sempre più
numeroso di cui non si può fare a meno."
..Questo pezzo critico estrapolato dal
libro di Bonito Oliva, non parla, intendiamoci bene, di net.art, ma è una acuta osservazione sul fenomeno dell'evoluzione digitale delle
comunicazioni dell'arte. Non si può negare che quello che viene enunciato
non possa essere accettato e condiviso. Quando parla di "smaterializzazione
dell'opera" si avvicina al concetto di arte digitale, ma a mio parere,
la maggior parte delle opere di net.art dico che si materializzano direttamente
in rete.
E' altrettanto ovvio che non si può parlare in generale, che ci sono
opere che derivano dal "mondo reale fisico", per questo motivo si cerca
di delineare un percorso critico.
Abbiamo sicuramente notato che spesso
ci possano essere delle contraddizioni interne a ciò che troviamo scritto
sulla net.art. Tutt'oggi è difficile trovare qualcosa di esaustivo che
spieghi il "significato", non indispensabilmente i nomi degli
artisti, dei siti e delle opere. Più che altro bisognerebbe anche analizzare
il fenomeno dal punto di vista sociale, fenomenologico, semiologico
e culturale. Credo che la net.art dia ampia possibilità per affrontare
questi argomenti e applicarli al fenomeno, che è nato circa una decina
di anni fa e che continua a crescere a vista d'occhio.
..Se si potesse parlare di "stili" nella
net.art, si potrebbero facilmente trovare delle influenze da correnti
del passato. Sicuramente posso osare dire che il Concettualismo può
trovarsi alla base della gran parte delle "idee", come anche posso azzardarmi
a dire che il "ready-made digitale" è molto applicato dagli artisti.
Non posso di certo non far caso, grazie anche ad una frase usata da
Bonito Oliva - "iperinformazione e superproduzione creativa di immagini"
- , che ci sia una certa assonanza, una familiarità con la Pop-art e
volendo esagerare anche con la Metafisica e non dimenticando ovviamente
il Dadaismo.
E' ovvio che a tutte queste presupposizioni di influenze
stilistiche e poetiche si debba dare delle spiegazioni dettagliate e
approfondite con riferimenti e collegamenti ad esempi pratici che portino
a comprendere tutto con maggior facilità e convinzione.
Inoltre bisogna
ancora chiedersi in che contesto bisogna discutere di questi argomenti,
se in quello dell'arte contemporanea, dell'arte multimediale o, per
meglio dire, in quella delle evoluzioni delle comunicazioni dell'arte
applicate alle nuove tecnologie.
Molto probabilmente si incontrano certe difficoltà nell'affrontare questi
argomenti perchè non basta basarsi sui criteri usati per l'arte contemporanea,
quindi, operazione delicata e complessa, bisognerebbe crearne dei nuovi.