..Prima
di cominciare con le argomentazioni trattate nel seminario, ci terrei
ad anteporre a ciò una mia riflessione, tenendo come esempio il mio lavoro
creativo, ovvero il sito di GiulyArs, che gestisco completamente, dai
contenuti alla grafica, ai contatti con altri artisti.
Questo sito non è monotematico, parlo sempre di arte, certo, ma ne voglio cogliere
tutti gli aspetti, senza escluderne nessuno.
..Il
sito in sé è l'opera d'arte, indipendentemente dai contenuti, che siano
opere di pittura o di scultura inserite in un contenitore, o altro ancora.
GiulyArs viene aggiornato periodicamente, direttamente in rete, senza
mettere su un cantiere off-line e caricare tutto a lavoro completato,
anche perché il lavoro non finisce mai. L'arte in rete è anche questo,
è una comunità, un network che interagisce ed evolve, si trasforma,
cambia idee, ritorna alle vecchie, è sempre in attività.
Volendo fare
un paragone azzardato, posso paragonare la net.art, perché di questo
sto parlando, al Dadaismo. Questa corrente artistica è incentrata sulla
dissacrazione del culto dell'arte, si basa sul compiacimento del nulla,
del paradosso e del nonsense, sul rifiuto completo dell'utilità dell'opera.
Dato che Dada non significa nulla, lo stesso può valere per la net.art.
I net.artisti non creano opere ma macinano, assemblano, "fabbricano
file", con i quali vogliono affermare l'irregolarità e la provvisorietà della produzione artistica.
Un'opera di net.art in un museo si decontestualizzerebbe, perderebbe
il suo significato, il suo motivo di esistere. La net.art è fatta per
la rete, solo ed esclusivamente. Quando s'incontrano casi del genere,
ovvero delle opere di net.art nei musei, significa che ci sono degli
interessi commerciali dietro, sia da parte dell'ente museale e sia da
parte degli artisti.
GiulyArs, anche contenendo opere di pittura e scultura,
si evolve, aggiunge tasselli ad un mosaico che lentamente prende forma,
o può anche perderla. E' poco corretto, secondo me, quando si afferma
che un sito non è di net.art se è semplicemente una catalogazione della
propria arte.
Bisogna conoscere e comprendere come lo si è fatto, con
quale intento e quali processi hanno seguito ogni singola opera prima
di essere messa on-line. Lo scopo di tale processo è di decontestualizzare
le opere tradizionali, adattandole alla rete, senza però privarne del
significato e del motivo d'esistere, anzi, grazie all'operazione di
"metamorfosi", l'opera può acquistare maggior significato, se vogliamo,
e conquista una nuova vita, un diverso modo d'essere "altro" da quello
che potrebbe essere appeso al muro di una galleria.
Detto questo, se
prendiamo un'immagine video e la scansioniamo mettendo il piccolo monitor
della telecamera sullo scanner, ecco che trasformiamo il contesto e
il significato di partenza del video, di ciò che viene raccontato, in
un'immagine da usare per creare un'opera per il web.
Come per il video,
lo stesso vale anche per delle sculture in legno o in gesso, messe materialmente
sullo scanner e "trasformate", trasferite in un'altra dimensione dove
si può, o meno, acquisire nuova vita e nuovo significato.
L'opera diventa
arte quando viene eseguita su di essa un'azione creativa che influisce
su ciò che fai e su cosa la fai, il come può essere anche secondario.
Purtroppo tutto ciò non è visibile in rete, ma lo è solo il risultato
finale. Su queste opere - parlo di quelle contenute nel sito - è come
se venisse eseguita un "action-painting digitale informatizzata". Infine,
un disegno a matita, modificato in un programma di fotoritocco, perde
il suo significato in quanto disegno su supporto cartaceo,
ma riacquista un nuovo significato, una volta diventato un'immagine digitale.
Questa deriva, si, da quell'immagine "reale", ma che nella "realtà"
ora non può esistere, esiste solo sulla rete ed è per questa che è stata
realizzata. Altrove non avrebbe più senso.
Paolo
Giuliani
"La
mente in attività [...] parte da una cosa qualsiasi e va verso
una cosa qualsiasi, senza interessarsi a nient'altro che al proprio
percorso che è indipendente dal soggetto".