Notizie sul Fondo Paolo Monti dell'Archivio fotografico

della Soprintendenza BSAE di Bologna
di Eleonora Angiolini


San Petronio benedicente di G. Brunelli, ripresa della scultura durante i rilevamenti fotografici effettuati presso i giardini del Baraccano di Bologna negli anni '70 (stampa alla gelatina 23,2x18). Foto Paolo Monti (© SBSAE Bologna)
 

Il fondo Paolo Monti affidato dall'ex Soprintendente Andrea Emiliani all'archivio fotografico della Soprintendenza BSAE di Bologna, rappresenta una documentazione fotografica vastissima e "profonda" del lavoro di riscoperta del paesaggio antropizzato, delle emergenze artistiche, del volto urbano, del progetto urbanistico, condotto durante gli anni '60 e '70 nel territorio dell'Emilia Romagna. Monti era già conosciuto per l'attività nell'ambito delle correnti artistiche formaliste del periodo (fu tra i fondatori del movimento artistico di Venezia "La Gondola"), e fu il primo che attraverso una collaborazione con l'ente comunale bolognese ed in seguito con l'Istituto Regionale per i Beni Culturali, si occupò di censire fotograficamente un centro storico cittadino europeo, quello della città di Bologna, ed in seguito altre rilevanti e storicizzate realtà urbane, tra maggiori e minori, in Emilia Romagna. I positivi conservati presso l'Archivio rappresentano una testimonianza esemplare del metodo operativo commissionato dalle soprintendenze e dagli istituti addetti alla tutela dei beni culturali. Si è proceduto ad inventariare i positivi (finora 1315 dei 6000 stimati) individuando le prevalenti "categorie" di soggetto identificabili nel fondo (Pinacoteca Nazionale di Bologna, Mostre dell' Istituto dei Beni Culturali, campagne di rilevamento dei beni artistici e culturali). Successivamente sono stati scelti cinque fototipi che rappresentassero al meglio la tecnica lavorativa del fotografo. Ognuna delle cinque foto è stata quindi analizzata attraverso lo standard di catalogazione per il materiale fotografico dell'ICCD (Scheda F - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione).


Tale modalità di strutturazione dei dati descrittivi e filologici, consente di studiare un oggetto fotografico a tutto tondo, prendendo in considerazione sia la sue caratteristiche tecniche e formali, sia il portato autoriale, sia il valore della progettazione condivisa con la committenza, indissolubilmente legate alle scelte, alla morfologia, alla formalizzazione della ripresa e della successiva stampa. Il fondo Paolo Monti si è rivelato particolarmente idoneo e compiutamente descrivibile nella modalità catalografica citata. Attraverso l'indagine condotta mediante la redazione dell'inventario e lo studio delle cinque stampe con la scheda F, è stato possibile elaborare un'analisi critica formale e storica sul metodo lavorativo di Paolo Monti. In seguito a questa prima fase, è in progetto un intervento di conservazione e catalogazione completo dell'intero fondo.
Monti fu "l'occhio" progettuale, umano e meccanico, che si affiancò, si fece intuizione e comunicazione, attraverso la fotografia, dell'idea di riscoperta e conservazione del territorio dell'allora soprintendente Andrea Emiliani. Lavorò principalmente sul paesaggio, antropizzato o meno, violato o valorizzato urbanisticamente, ma anche sulle architetture e sulle opere d'arte, perchè capace di leggerne - e proporne la lettura - tra passato, presente e futuro attraverso i suoi scatti.

 


Veduta sul degrado della campagna bolognese, 1969-1971(stampa alla gelatina 23,5x17,9). Foto Paolo Monti (© SBSAE Bologna)



Rimozione della velinatura in "Madonna col Bambino e l'Arcangelo Michele", di Sabbatini e Calvaert, anni '70 (stampa alla gelatina 23,4x18). Foto Paolo Monti (© SBSAE Bologna)
 

Ricordando le visioni paesaggistiche americane in cui risaltava la vastità e la complessità degli spazi (A. Adams) e la visione italiana del territorio strettamente legato alla storia del luogo e del suo popolo (come in L. Ghirri), le fotografie di Monti si inseriscono in un ambito di nuova visione interpretativa del paesaggio e dello spazio, delle arti figurative, del complesso storico-culturale città/emergenze artistico-monumentali/realtà ed attività museali. La fotografia di Monti è certamente da inserire all'interno di quel "momento" (lo stesso del riconoscimento della Fotografia come Bene Culturale) storico fotografico di imprese orientate verso la conoscenza e lo studio del patrimonio collettivo di ambiente, tradizioni, progetti di conservazione, storia e antropologia degli insediamenti umani e della loro trasformazione. Attraverso la fotografia, Monti cambiò la percezione del guardare per trasformarla in un osservare. Osservare per conoscere, testimoniare e progettare, attraverso uno dei principi fondamentali del mezzo fotografico, la documentazione visiva.

Bibliografia specifica

Valtorta R. ( a cura di), Paolo Monti. Scritti e appunti sulla fotografia, Ed. Lupetti, 2008
Agostini G., Mari C., Orlandi P. ( a cura di), L'esperienza sul campo. Per una analisi del paesaggio appenninico. Le campagne di rilevamento dei beni culturali della provincia di Bologna (1969- 1971) e l'opera di Paolo Monti, Rapporto alla Soprintendenza alle Gallerie di Bologna n°30, 1981, Ed.Alfa - Bologna
Emiliani A. (a cura di), Ipotesi per un piano di tutela, intervento e riqualificazione dei beni artistici e culturali mobili delle provincie di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna, 1971 - 1975. La conservazione come pubblico di servizio, Rapporto alla Soprintendenza alle Gallerie di Bologna n°8, 1971, Ed. Alfa - Bologna

  Emiliani A., L’identità rivelata. Il progetto di conoscenza nell’opera di Paolo Monti; in Pieve di Cento nelle foto di Paolo Monti, Silvana Editoriale, 1995
Guerci G., Minervini E., Valtorta R. (a cura di), La catalogazione della fotografia, La documentazione fotografica dei beni culturali - Cinisello Balsamo : Museo di fotografia contemporanea Villa Ghirlanda, 2003 (Atti dei convegni tenuti a Cinisello Balsamo nel 2002).
Romano S. (a cura di), Museo della fotografia, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione - Roma: Àrgos 1996

Il testo pubblicato è un estratto della tesi "Il fondo Paolo Monti presso l'Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della provincia di Bologna, Ferrara, Forlí-Cesena, Ravenna e Rimini" di Eleonora Angiolini, tesi di laurea in Storia della critica d'arte, relatore M. Pigozzi, a.a. 2008/2009, Università degli studi di Bologna.
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