La pellicola emozionante

Aprile 2000. In un'aula di un Istituto tecnico commerciale alla periferia di Bologna, seguivo un corso per esperto in sistemi integrati di comunicazione dell'arte. Quel giorno venne a farci lezione Manuela Corti. Voi vi chiederete chi è. Bene, anch'io me lo chiesi, dato che non ne avevo ancora sentito parlare, se non da altri docenti e dalla tutor del corso. La Corti è un'artista ed in particolare una net artista. Ha realizzato progetti in rete, performance ed altro ancora.

A quei 15 ragazzi che si trovavano al corso, tra cui io, fu proposto dalla Corti di realizzare un progetto d'arte in rete contro la pena di morte.Il nome del progetto in questione è Project Grey.Il titolo prende spunto da una tela dell'Ottocento di Paul Delaroche,"L'esecuzione di Lady Grey".

Per questo progetto furono contattati 15 artisti internazionali. Questi artisti, sparsi un po' per tutto il mondo, in realtà li dovevamo "gestire" noi corsisti. Il nostro ruolo, era di fare da tutor agli artisti per preparare e realizzare un'opera di net art per il progetto collettivo della Corti.
A me fu affidata Silvana Boone, un'artista brasiliana, docente di Arte nell'Università di Caxias do Sul. Per mia fortuna, la Boone era stata in Italia per motivi di studio e quindi capiva abbastanza bene l'italiano. Il contatto con l'artista cominciò con una presentazione via e-mail, per me fu un'esperienza emozionante stare in contatto con una persona, con un'artista, che si trova dall'altra parte del mondo. Nel frattempo che noi "tutors" prendevamo i contatti con gli artisti, la Corti ci chiese di realizzare un'opera da affiancare a quello del nostro artista affidatoci.
Fu allora che decisi di adottare "la pellicola emozionale". Il mio compito era di realizzare un'opera in cui si esprimesse la condizione umana di un testimone di un'esecuzione capitale. Allora decisi di realizzare delle immagini, una storia. Nel periodo di Pasqua ci fu una tregua per il corso massacrante di otto ore al giorno. Le feste le passai a Napoli, e lì colsi l'occasione per "ingaggiare" mio cugino - Luigi Bencivenga, altro potenziale artista - e gli spiegai il tutto. L'idea che mi venne, fu di raccontare la storia di una persona che viene a sapere di un suo amico, che si trova in carcere, che è stato condannato a morte, e quindi andrà ad assistere all'esecuzione.
La scena inizia in una stanza dove il protagonista guarda delle foto sul divano e all'improvviso squilla il cellulare.
La telefonata risulterà agghiacciante, tanto da far svenire il futuro testimone. Durante la realizzazione del filmato ci sono stati diversi momenti comici che mi hanno portato a pensare che se mandavo il video a Paperissima avrebbe avuto più successo! A video ultimato, il risultato fu soddisfacente, tutta la scena durò quasi tre minuti.
Finite le feste pasquali tornai a Bologna e riprese il corso. La prima cosa che feci, prima di completare il lavoro, fu di scannerizzare le immagini che mi interessavano, mettendo direttamente la telecamera accesa sullo scanner.
Dopo inserii queste immagini in un "sistema" che voleva essere interattivo, che forse non è cosa che mi riuscì.
Ma la cosa che riuscì fu l'insieme. Grazie a questo lavoro di net art ho scoperto la potenza e il valore che hanno le immagini video.
A vedere il video, e non solo le immagini che sono presenti in "The witness", si avverte, grazie anche all'interpretazione dell'attore, la preoccupazione, il dolore, l'ansia. L'unico "sottofondo musicale" è dato dallo squillo del cellulare con annesso disturbo sonoro alla telecamera, che, dopo lo svenimento del testimone, riprende incessantemente a squillare con la ripresa in primo piano del display del cellulare che lampeggia la parola "Fine".

In seguito a tutto ciò, studiando i vari video artisti e la "video arte" in generale, devo dare atto che con il video si riescono a trasmettere, a dare emozioni, più di qualunque altro mezzo di espressione artistica, per la sua completezza d'espressione, per i suoni, i colori, il movimento.


Alla conclusione di tutto, furono messi on-line i lavori di entrambi, ovvero, il mio e quello di Silvana Boone, che via e-mail mi mandava il materiale a "puntate" e io dovevo montarlo. Quando fu presentato il progetto, erano presenti 26 opere anziché 30, perché tre artisti e i loro tutor non furono disponibili.Dopo questa esperienza, per me molto importante, ho continuato e spero di continuare ad usare il mezzo video. In realtà, quello che ho fatto non è video arte, perché non c'è il video, non c'è il movimento, il suono.Realizzo un video, seleziono i fotogrammi che mi interessano e li trasferisco sul computer, proprio come ho fatto e faccio con le opere di scultura e di pittura.

La mia arte non consiste nel realizzare opere con il computer e per il computer, e di conseguenza per la rete. Faccio delle esperienze di tipo pittorico-visivo, plastico e video, e successivamente li adatto al web. Un'opera di web art presente sul sito è "Ombre". Per realizzare questa immagine "videonet" (cos' la chiamerò), mi sono ripreso davanti ad uno specchio ed ho reso un effetto ombra. Con il termine ombra alludo all'ombra "artistica", data in questo caso dal logo, dalla lettera dell'alfabeto greco che segue il contorno della parte del viso esposta. Dopo aver realizzato degli autoritratti in pittura e in scultura ho scelto e deciso di dare più anima ed emozione alla mia immagine.

 

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© GiulyArs 2000-2002