Dalla terra ai byte
"Quando la scultura diventa un file"


xxxIn un afoso pomeriggio del maggio del 1997, mi trovavo seduto alla mia scrivania a disegnare, a progettare un trofeo per un ipotetico concorso di moda. La musica che ascoltavo in quel momento mi ispirava molto, pensavo alla forma, ai colori. Pensavo di realizzare una specie di "oscar al femminile".
Dopo circa due ore arrivai a fare una decina di disegni, si somigliavano quasi tutti! Che fantasia!!
Era come se quell'immagine, quella forma che avevo disegnato si volesse imporre, volesse uscire fuori dall'idea e rendersi concreta, diventare materia.
Il mattino dopo fui svegliato da un raggio di sole dritto negli occhi. Presi la mia cartellina con i disegni che la sera prima avevo preparato, e la infilai tra i libri di storia e filosofia e andai al liceo. Quella mattina, o perché mi svegliai con dei raggi ultravioletti direttamente nell'iride, o perché feci la sardina durante tutto il tragitto in autobus, non ero per niente di buon umore!

Arrivata l'ora di Discipline Plastiche mostrai i miei disegni al professore. A dire il vero, ogni volta che dovevo mostrare dei bozzetti al mio caro professore, anche se era di buon umore, "sia io", "sia lui", dovevo sperare che dio me la mandasse buona! Infatti…quei bozzetti furono pochi e per niente interessanti. Dopo aver mostrato i bozzetti, in testa mia ero spinto e incoraggiato da qualcosa a realizzare quella scultura, non so cos'era, era come un Gremlin, Alien, bho?

Decisi di realizzare quella statuetta nonostante che il professore l'avesse scartata e mi consigliò di provare ancora a disegnare fino a quando non usciva qualcosa di decente dalla mia matita, ma soprattutto dalla mia testa! Passarono quasi due settimane ed erano gli ultimi giorni di maggio.
A scuola c'erano le ultime interrogazioni e per le materie non teoriche bisognava portare gli elaborati finali dei lavori.


Era di pomeriggio, sempre afoso, ed ero in compagnia di un mio cugino - che tra l'altro, in futuro sarà protagonista di una mia opera di videonet art (di questo ne parlerò nel secondo volume intitolato "La pellicola emozionale") - mi misi a modellare l'argilla armato di polpastrelli e stecche, gli strumenti del mestiere, insomma, ed uscì finalmente fuori questa musa che mi gironzolava per la testa.
Finalmente era uscita! Era lei, la vedevo, la toccavo.

La rimasi grezza, senza colore, e il giorno dopo la portai, con molto coraggio, a mostrarla al professore. Appena vide la statuetta e collegò che si trattava della realizzazione di quello schifoso bozzetto, rimase in un primo momento sereno e tranquillo. Ad arricchire ed a movimentare il "giudizio universale" del prof c'erano i commenti, sempre molto pungenti e simpatici, degli amici. In questo caso in particolare, delle mie amiche facevano notare che la mia "lady oscar" aveva il seno un po' troppo giù! Dopo tutta la commedia improvvisata della classe, il professore "non emise giudizio" e mi consigliò di distruggerla.
Non seppi mai il giudizio, se insufficiente, scarso o se non lo giudicò per niente. Ma io da quel giorno ho tenuto integra la statuetta.


In un primo momento la verniciai completamente d'argento, in seguito rimasi solo la base color metallo e il resto del "corpo" della statua di un bianco smaltato.
Dopo ben tre anni di fama casalinga e familiare, il trofeo della moda fu inghiottito e digitalizzato da un computer che mi ispirava l'operazione di fotoritocco. E fu così che mi armai di scanner, mouse e un buon programma di grafica e mi misi a digitalizzare tutte le mie opere.
Quando vidi sul monitor del mio pc l'immagine virtuale della mia opera, mi passò subito per la mente di battezzarla col nome "Award". Chissà perché, forse la sentivo già internazionale!




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© GiulyArs 2000-2002