Notizie dal Fondo Storico dell’Archivio fotografico
della Società Geografica Italiana

di Paolo Giuliani


Il saggio completo è in attesa di pubblicazione sul Bollettino della Società Geografica Italiana


Donna Amhara. Foto Maestri. Archivio fotografico Società Geografica Italiana
 

Storia dell'archivio

L'Archivio fotografico della Società Geografica Italiana (da ora, SGI) custodisce un patrimonio di grande pregio, stimabile in oltre 150.000 unità, tra album, positivi, negativi su pellicole e lastre, cartoline e filmati. I fototipi sono suddivisi in tre sezioni, corrispondenti a tre fondi contenenti i rispettivi lotti. La prima sezione è costituita dal Fondo Storico, composto da circa 30.000 tra positivi, negativi e diapositive, acquisiti attraverso donazioni e scambi, a partire dalla nascita della SGI (1867).
La seconda sezione corrisponde al Fondo Giotto Dainelli, materiale - questo - donato dall'illustre geografo agli inizi degli anni '50. Infine l'archivio custodisce, con la terza sezione, il Fondo Elio Migliorini, donato invece dal noto geografo, relativo in gran parte ai viaggi che questi compì negli anni '30 nelle colonie italiane, Libia e Dodecaneso (Mancini, 1996).
Dal punto di vista tematico, il Fondo Storico, del quale in particolare tratterò, oltre ai ritratti, si riferisce nella maggioranza dei casi ad esplorazioni, viaggi e missioni compiuti sull'intero globo. Gli autori delle fotografie sono spesso dei fotoamatori, a volte con competenze tecniche, a volte meno esperti nel maneggiare l'apparecchio fotografico. "Sono essi viaggiatori ed esploratori per diletto o vocazione, studiosi e ricercatori di varie discipline, medici, militari e anche missionari" (Mancini, 1996).


Progetto "Obiettivo sul Mondo"

Negli ultimi mesi si è intrapreso un progetto di catalogazione di circa 10.000 fototipi, definito Obiettivo sul Mondo, dal titolo dell'omonimo catalogo, a cura di Mancini, del 1996. Lo scopo del progetto è volto alla catalogazione dei fototipi, con la relativa digitalizzazione delle immagini e messa on line sul sito della SGI. A chi scrive, è stata affidata la catalogazione di due lotti appartenenti al Fondo Storico, riguardanti due missioni del 1937 e 1939, aventi finalità di ricognizione e ricerca biologiche nella colonia etiope (Mancini, 1996, p. XIII), in quel tempo appartenente all'Impero dell'Africa Orientale Italiana. Le missioni furono seguite dal biologo Edoardo Zavattari. Questi nel 1958 lasciò la docenza per raggiunti limiti di età e si trasferì a Genova, dove poté continuare il suo lavoro di studioso presso il Museo Civico di Storia Naturale.

 


Valle dell’Omo (Etiopia) – Donna Sciangalla. Foto Maestri. Archivio fotografico della Società Geografica Italiana.


Indigeno (Asile – Etiopia – 16 luglio 1939). Foto Maestri. Archivio fotografico della Società Geografica Italiana.

Consistenza e composizione dei lotti catalogati

I rullini contenenti la documentazione fotografica di quattro missioni, erano originariamente conservati in una scatola di cartone. Tutt'oggi, sul coperchio che chiude la scatola, è incollato un foglio che ne descrive il contenuto, manoscritto dallo stesso Zavattari. Il contenitore oggi conserva unicamente i rullini della missione più tarda, quella detta "Sagan-Omo".
La prima documentazione fotografica catalogata riguarda la "Missione biologica nel Paese dei Borana" del 1937. Le 496 fotografie presenti in sedici rullini Agfa 35 mm, illustrano il viaggio e le esplorazioni di Zavattari e del suo seguito. I rullini sono conservati in cilindri di cartone originali, contrassegnati con lettere capitali ad inchiostro nero da "A" a "R".
I cilindri sono stati recentemente messi in conservazione in una scatola nuova, separandoli dagli altri rullini della "scatola madre".
Il primo volume della "Missione Biologica nel Paese dei Borana" (Zavattari, 1940c) - dei quattro che descrivono i risultati delle ricerche svolte nella missione - è illustrato da 132 immagini derivanti dalle fotografie scattate nei quattro mesi di spedizione. Di maggiore ampiezza è il lotto inerente alla documentazione fotografica della missione denominata "Sagan-Omo". I negativi, infatti, sono suddivisi in cinquantasette rullini Agfa Isopan 35 mm conservati in contenitori cilindrici di latta con marchio a sbalzo, datati 1940/41. Maggiore, inoltre, è anche la qualità e spesso il fascino di diversi soggetti fotografati.

Ricerca e valorizzazione

In merito all'autorialità degli scatti, dalle informazioni già presenti (la donazione di Zavattari dei negativi e delle didascalie manoscritte), e da quelle pubblicate nel catalogo di Mancini, gli scatti si attribuiscono allo Zavattari stesso. Allegati alle fotografie si conservano due quaderni autografi del biologo piemontese, con le didascalie delle fotografie scritte a inchiostro nero e pastello azzurro. Queste lasciavano intendere la possibilità che egli avesse anche eseguito le riprese, riportando diligentemente una breve descrizione dell'immagine, con il luogo e la data di esecuzione. Nel catalogo Obiettivo sul mondo, pertanto, se ne attribuiva a Zavattari l'autorialità. Da un'osservazione attenta, è stato possibile costatare che questi scrisse le didascalie osservando direttamente le pellicole, ma solo queste, non avendo buona memoria del momento dello scatto. Questa deduzione si è avvalorata riscontrando imprecisioni e omissioni nella descrizione delle fotografie. Il non riportare la presenza di figure di animali o soggetti non visibili ad occhio nudo - ad esempio - ci convince dell'avvenuta osservazione diretta di un piccolo formato (negativo 35 mm), consentendo di rafforzare la mia ipotesi, ovvero quella dell'esistenza di un fotografo principale diverso da Zavattari.
In seguito a ricerche bibliografiche, ho individuato due articoli di Zavattari che erano sfuggiti alla prima ricognizione e censimento dei singoli lotti dell'archivio, compiuto oltre quindici anni fa. In questi articoli (Zavattari 1939; Zavattari 1940b) - apparsi sulla rivista "Scienza e Tecnica" - il biologo, nell'elencare i componenti della missione Sagan-Omo, riporta: Oreste MAESTRI, Tecnico della R. Università di Roma/ [mansioni] Raccolte zoologiche (vertebrati); Fotografia; Osservazioni metereologiche (Zavattari, 1940b, p. 263). Da queste informazioni, contemporaneamente all'analisi della documentazione fotografica, ho potuto attribuire l'autorialità della quasi totalità degli scatti a Maestri. Non è da escludere che Zavattari possa aver scattato alcune fotografie. Mediante la catalogazione di oltre 2.500 negativi, è stato possibile individuare le diverse "mani" e riconoscere alcuni membri della missione del 1939, oltre Zavattari e Maestri (*).
Svolgendo indagini presso l'Archivio Storico dell'Università "La Sapienza", è stato possibile reperire delle informazioni su Oreste Maestri, insieme ad una fotografia utile ad identificarlo in diverse immagini presenti nella documentazione delle missioni. La fotografia formato tessera è allegata al certificato di nascita del Comune di Pavia, che ne fa risalire i natali al 1908.
Grazie ad una immagine che ritrae Zavattari, fruibile anche sul web dal sito del Museo di Zoologia dell'Università "La Sapienza", ancor prima di poter identificare Maestri, ho potuto individuare il biologo in ventotto fotografie nella documentazione della missione del '37. Analogamente, negli scatti che ritraggono il tecnico pavese, questi è sovente rappresentato in atto di esporre animali catturati o appena abbattuti.
Come affermato in apertura, il caso di Maestri è rapportabile alla categoria dei fotografi amatoriali e non professionisti. Nella sua complessità, il corpus di immagini contenute nel lotto in esame, non raggiunge, salvo diversi casi, un livello alto di qualità, per inquadratura, luce, messa a fuoco e soggetti ripresi. Si può comprendere, infine, che lo scopo principale della documentazione fotografica fosse prettamente ed esclusivamente - per l'appunto - documentaria delle condizioni ambientali, biogeografiche dei luoghi visitati; antropiche, con ritratti di indigeni e spesso nelle caratteristiche di malattie infettive, dermatologiche e di altra natura.
Tra le immagini più suggestive e affascinanti pongo l'attenzione su una fotografia non inedita. Si tratta del ritratto di una donna del gruppo etnico degli Amhara, fotografata a Mega. Nonostante il contesto rurale del luogo, la donna appare, nella sua compostezza, elegante e solenne. Col capo coperto, il volto levigato - quasi a ricordare una maschera - e un mantello con figure di banchetti e danze, la giovane donna diventa protagonista di un luogo di fantasia, impersonando un'Africa ancora sconosciuta, parzialmente svelando misteri, alludendo ad una sensualità "primordiale". Una fotografia di particolare interesse storico è quella della tomba del Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia. Sono rarissime le immagini conosciute del luogo della sepoltura del Duca. Il nobile esploratore morì nel 1933 nel villaggio somalo che portava il suo nome, dunque l'immagine è testimone del luogo della sepoltura così come appariva quattro anni dopo la sua scomparsa.
Esempi di fotografie a carattere e interesse etnoantropologico riguardano manufatti, quali otri e contenitori per il trasporto di liquidi o oggetti (talvolta con ornamenti di conchiglie o decorazioni geometriche dipinte), e testimonianze di manufatti ricavati da pratiche di pregio artigianale, come incisioni su pietre e legno. Per l'aspetto prettamente antropologico, in aggiunta alla figura femminile fotografata durante la prima missione del 1939, sarebbero numerosi gli esempi da mostrare. La prima è una figura maschile, un uomo del gruppo etnico degli Arbore, immortalato a Condaraba. Esso si presenta ripreso dall'interno di una costruzione in legno, con rami ancora ricchi di fogliame, vestito secondo il costume locale e seduto, all'esterno, su un basso sgabello. Non sarà probabilmente voluto, ma l'effetto sfocato e opaco, a causa della forte luce del sole che dall'esterno invade il buio, rende l'immagine suggestiva ed evocativa di luoghi esotici, mistici e lontani. Il secondo ritratto, analogo al precedente, ci porta ad Asile in presenza di un indigeno posto in piedi all'esterno di una tenda da campo immersa nella vegetazione. Anche in questo caso, l'uomo è vestito secondo le tradizioni locali e nuovamente la luce e l'inquadratura donano all'immagine un tono di eleganza e romantiche suggestioni.
Una seconda figura femminile, appartenente al gruppo etnico degli Sciangalla - ben diversa dalla prima presentata, raffinata nell'atteggiamento e dall'aspetto nobile - si presenta a noi accovacciata e col viso dipinto da "selvaggia". La giovane donna è ripresa dall'alto con il volto vistosamente non a fuoco, come il resto dello sfondo, ma capace ugualmente, con la profondità dello sguardo, aiutato dal pesante pigmento bianco che le ricopre gran parte del viso, a suscitare emozioni e sensazioni di soggezione, meraviglia e allo stesso tempo gradevolezza.
Le fotografie di paesaggio di certo non mancano nel vasto lotto della Missione biologica Sagan-Omo. Oltre seicento sono le immagini che ritraggono la savana.
Dalle due migliaia di fotografie scattate, sono state pubblicate cinquantasette immagini nel volume Missione biologica Sagan-Omo (Zavattari, 1943), da sommare alle tredici diapositive mostrate presumibilmente alla conferenza tenutasi al rientro dalla missione, pubblicate poi nel testo di Businco (1940). Alla luce di quanto velocemente esposto, la stragrande maggioranza della documentazione fotografica della missione è ancora inedita e da studiare.
Oltre ai negativi catalogati da chi scrive, all'interno del progetto "Obiettivo sul Mondo", sono stati catalogati da Chiara Pezzuti altri due lotti inerenti ancora a Zavattari, a due precedenti missioni. Mi riferisco alla "Missione nel Fezzàn" del 1933, documentata da trecentododici negativi su pellicola, divisi in nove rullini Agfa. Sempre del marchio tedesco sono i sette rullini che contengono i duecentotrentacinque negativi inerenti alla "Missione nel Sahara libico" del 1934. Osservando le fotografie di questi ultimi due lotti, ho potuto riconoscere in rari casi la figura di Maestri, permettendomi di retrodatare la collaborazione di questi al 1934.

 

Bibliografia specifica

BUSINCO, Lino La Missione Zavattari in A. O. I., in "Sapere", anno VI, vol. XI, serie seconda, n. 7/127, 15 aprile 1940, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1940.
MANCINI, Maria, L'Archivio Fotografico della Società Geografica Italiana. Un secolo di immagini tra Ottocento e Novecento, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2002.
MANCINI, Maria (a cura di), Obiettivo sul Mondo. Viaggi ed esplorazioni dell'Archivio Fotografico della Società Geografica Italiana (1866 - 1956), Società Geografica Italiana, Roma, 1996.
ZAVATTARI, Edoardo, Nel Paese dei Borana, in "Bollettino della Società Geografica Italiana", serie VII, vol. III, n. 1, gennaio 1938, pp. 5-28, Roma, 1938.
ZAVATTARI, Edoardo, Le Missioni biologiche del Centro Studi A. O. I. della Reale Accademia d'Italia nei territori meridionali dell'Impero, in "Scienza e Tecnica", vol. III, fasc. 3, marzo 1939, pp. 153-158, SIPS, 1939.
ZAVATTARI, Edoardo, Dal Giuba al Lago Rodolfo, Reale Accademia d'Italia, Roma, 1940 (a).
ZAVATTARI, Edoardo, La Missione biologica Sagan.Omo (1939.XVII). Territori esplorati e risultati preliminari, in "Scienza e Tecnica", vol. IV, fasc. 6, giugno 1940, pp. 261-269, SIPS, 1940 (b).
ZAVATTARI, Edoardo (a cura di), Missione biologica nel Paese dei Borana. Condizioni biogeografiche e antropiche, vol. I, Reale Accademia d'Italia, Roma, 1940 (c).
ZAVATTARI, Edoardo, La risoluzione del problema del Lago Stefania, in "Bollettino della Società Geografica Italiana", pp. 321-344, Roma, 1942. ZAVATTARI, Edoardo (a cura di), Missione biologica Sagan-Omo. Mammalia - Aves - Reptilia - Amphibia - Pisces, vol. VII, Reale Accademia d'Italia, Roma, 1943.
ZAVATTARI, Edoardo, Cinquanta anni di operosità scientifica 1908-1958. Studi ricerche problemi di Biologia tropicale, Tipografia Editrice Italia, Roma, 1959.

Si ringrazia la Società Geografica Italiana per la concessione alla riproduzione delle immagini.

Società Geografica Italiana
Via della Navicella, 12 Roma
www.societageografica.it


Paolo Giuliani. Dal 2001 è collaboratore presso l’Archivio Fotografico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna.
Laureato in Storia della critica d’arte e in Museologia all’Università degli Studi di Bologna, si occupa di ricerca e progetti legati alla tutela e divulgazione dei beni fotografici.
Nel 2010 si è occupato della catalogazione di materiale fotografico e ricerca storica presso la Società Geografica Italiana.

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