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Ricerca
e valorizzazione
In
merito all'autorialità degli scatti, dalle informazioni già
presenti (la donazione di Zavattari dei negativi e delle didascalie
manoscritte), e da quelle pubblicate nel catalogo di Mancini,
gli scatti si attribuiscono allo Zavattari stesso. Allegati
alle fotografie si conservano due quaderni autografi del biologo
piemontese, con le didascalie delle fotografie scritte a inchiostro
nero e pastello azzurro. Queste lasciavano intendere la possibilità
che egli avesse anche eseguito le riprese, riportando diligentemente
una breve descrizione dell'immagine, con il luogo e la data
di esecuzione. Nel catalogo Obiettivo sul mondo, pertanto,
se ne attribuiva a Zavattari l'autorialità. Da un'osservazione
attenta, è stato possibile costatare che questi scrisse le didascalie
osservando direttamente le pellicole, ma solo queste, non avendo
buona memoria del momento dello scatto. Questa deduzione si
è avvalorata riscontrando imprecisioni e omissioni nella descrizione
delle fotografie. Il non riportare la presenza di figure di
animali o soggetti non visibili ad occhio nudo - ad esempio
- ci convince dell'avvenuta osservazione diretta di un piccolo
formato (negativo 35 mm), consentendo di rafforzare la mia ipotesi,
ovvero quella dell'esistenza di un fotografo principale diverso
da Zavattari.
In seguito a ricerche bibliografiche, ho individuato due articoli
di Zavattari che erano sfuggiti alla prima ricognizione e censimento
dei singoli lotti dell'archivio, compiuto oltre quindici anni
fa. In questi articoli (Zavattari 1939; Zavattari 1940b) - apparsi
sulla rivista "Scienza e Tecnica" - il biologo, nell'elencare
i componenti della missione Sagan-Omo, riporta: Oreste MAESTRI,
Tecnico della R. Università di Roma/ [mansioni] Raccolte
zoologiche (vertebrati); Fotografia; Osservazioni metereologiche
(Zavattari, 1940b, p. 263). Da queste informazioni, contemporaneamente
all'analisi della documentazione fotografica, ho potuto attribuire
l'autorialità della quasi totalità degli scatti a Maestri. Non
è da escludere che Zavattari possa aver scattato alcune fotografie.
Mediante la catalogazione di oltre 2.500 negativi, è stato possibile
individuare le diverse "mani" e riconoscere alcuni membri della
missione del 1939, oltre Zavattari e Maestri (*).
Svolgendo indagini presso l'Archivio Storico dell'Università
"La Sapienza", è stato possibile reperire delle informazioni
su Oreste Maestri, insieme ad una fotografia utile ad identificarlo
in diverse immagini presenti nella documentazione delle missioni.
La fotografia formato tessera è allegata al certificato
di nascita del Comune di Pavia, che ne fa risalire i natali
al 1908.
Grazie ad una immagine che ritrae Zavattari, fruibile anche
sul web dal sito del Museo di Zoologia dell'Università "La Sapienza",
ancor prima di poter identificare Maestri, ho potuto individuare
il biologo in ventotto fotografie nella documentazione della
missione del '37. Analogamente, negli scatti che ritraggono
il tecnico pavese, questi è sovente rappresentato in atto di
esporre animali catturati o appena abbattuti.
Come affermato in apertura, il caso di Maestri è rapportabile
alla categoria dei fotografi amatoriali e non professionisti.
Nella sua complessità, il corpus di immagini contenute nel lotto
in esame, non raggiunge, salvo diversi casi, un livello alto
di qualità, per inquadratura, luce, messa a fuoco e soggetti
ripresi. Si può comprendere, infine, che lo scopo principale
della documentazione fotografica fosse prettamente ed esclusivamente
- per l'appunto - documentaria delle condizioni ambientali,
biogeografiche dei luoghi visitati; antropiche, con ritratti
di indigeni e spesso nelle caratteristiche di malattie infettive,
dermatologiche e di altra natura.
Tra le immagini più suggestive e affascinanti pongo l'attenzione
su una fotografia non inedita. Si tratta del ritratto di una
donna del gruppo etnico degli Amhara, fotografata a Mega. Nonostante
il contesto rurale del luogo, la donna appare, nella sua compostezza,
elegante e solenne. Col capo coperto, il volto levigato - quasi
a ricordare una maschera - e un mantello con figure di banchetti
e danze, la giovane donna diventa protagonista di un luogo di
fantasia, impersonando un'Africa ancora sconosciuta, parzialmente
svelando misteri, alludendo ad una sensualità "primordiale".
Una fotografia di particolare interesse storico è quella della
tomba del Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia. Sono rarissime
le immagini conosciute del luogo della sepoltura del Duca. Il
nobile esploratore morì nel 1933 nel villaggio somalo che portava
il suo nome, dunque l'immagine è testimone del luogo della sepoltura
così come appariva quattro anni dopo la sua scomparsa.
Esempi di fotografie a carattere e interesse etnoantropologico
riguardano manufatti, quali otri e contenitori per il trasporto
di liquidi o oggetti (talvolta con ornamenti di conchiglie o
decorazioni geometriche dipinte), e testimonianze di manufatti
ricavati da pratiche di pregio artigianale, come incisioni su
pietre e legno. Per l'aspetto prettamente antropologico, in
aggiunta alla figura femminile fotografata durante la prima
missione del 1939, sarebbero numerosi gli esempi da mostrare.
La prima è una figura maschile, un uomo del gruppo etnico degli
Arbore, immortalato a Condaraba. Esso si presenta ripreso dall'interno
di una costruzione in legno, con rami ancora ricchi di fogliame,
vestito secondo il costume locale e seduto, all'esterno, su
un basso sgabello. Non sarà probabilmente voluto, ma l'effetto
sfocato e opaco, a causa della forte luce del sole che dall'esterno
invade il buio, rende l'immagine suggestiva ed evocativa di
luoghi esotici, mistici e lontani. Il secondo ritratto, analogo
al precedente, ci porta ad Asile in presenza di un indigeno
posto in piedi all'esterno di una tenda da campo immersa nella
vegetazione. Anche in questo caso, l'uomo è vestito secondo
le tradizioni locali e nuovamente la luce e l'inquadratura donano
all'immagine un tono di eleganza e romantiche suggestioni.
Una seconda figura femminile, appartenente al gruppo etnico
degli Sciangalla - ben diversa dalla prima presentata, raffinata
nell'atteggiamento e dall'aspetto nobile - si presenta a noi
accovacciata e col viso dipinto da "selvaggia". La giovane donna
è ripresa dall'alto con il volto vistosamente non a fuoco, come
il resto dello sfondo, ma capace ugualmente, con la profondità
dello sguardo, aiutato dal pesante pigmento bianco che le ricopre
gran parte del viso, a suscitare emozioni e sensazioni di soggezione,
meraviglia e allo stesso tempo gradevolezza.
Le fotografie di paesaggio di certo non mancano nel vasto lotto
della Missione biologica Sagan-Omo. Oltre seicento sono le immagini
che ritraggono la savana.
Dalle due migliaia di fotografie scattate, sono state
pubblicate cinquantasette immagini nel volume Missione biologica
Sagan-Omo (Zavattari, 1943), da sommare alle tredici diapositive
mostrate presumibilmente alla conferenza tenutasi al rientro
dalla missione, pubblicate poi nel testo di Businco (1940).
Alla luce di quanto velocemente esposto, la stragrande maggioranza
della documentazione fotografica della missione è ancora inedita
e da studiare.
Oltre ai negativi catalogati da chi scrive, all'interno del
progetto "Obiettivo sul Mondo", sono stati catalogati da Chiara
Pezzuti altri due lotti inerenti ancora a Zavattari, a due precedenti
missioni. Mi riferisco alla "Missione nel Fezzàn" del 1933,
documentata da trecentododici negativi su pellicola, divisi
in nove rullini Agfa. Sempre del marchio tedesco sono i sette
rullini che contengono i duecentotrentacinque negativi inerenti
alla "Missione nel Sahara libico" del 1934. Osservando le fotografie
di questi ultimi due lotti, ho potuto riconoscere in rari casi
la figura di Maestri, permettendomi di retrodatare la collaborazione
di questi al 1934.
Bibliografia
specifica
BUSINCO,
Lino La Missione Zavattari in A. O. I., in "Sapere", anno VI,
vol. XI, serie seconda, n. 7/127, 15 aprile 1940, Ulrico Hoepli
Editore, Milano, 1940.
MANCINI, Maria, L'Archivio Fotografico della Società Geografica
Italiana. Un secolo di immagini tra Ottocento e Novecento, Istituto
Geografico De Agostini, Novara, 2002.
MANCINI, Maria (a cura di), Obiettivo sul Mondo. Viaggi ed esplorazioni
dell'Archivio Fotografico della Società Geografica Italiana
(1866 - 1956), Società Geografica Italiana, Roma, 1996.
ZAVATTARI, Edoardo, Nel Paese dei Borana, in "Bollettino della
Società Geografica Italiana", serie VII, vol. III, n. 1, gennaio
1938, pp. 5-28, Roma, 1938.
ZAVATTARI, Edoardo, Le Missioni biologiche del Centro Studi
A. O. I. della Reale Accademia d'Italia nei territori meridionali
dell'Impero, in "Scienza e Tecnica", vol. III, fasc. 3, marzo
1939, pp. 153-158, SIPS, 1939.
ZAVATTARI, Edoardo, Dal Giuba al Lago Rodolfo, Reale Accademia
d'Italia, Roma, 1940 (a).
ZAVATTARI, Edoardo, La Missione biologica Sagan.Omo (1939.XVII).
Territori esplorati e risultati preliminari, in "Scienza e Tecnica",
vol. IV, fasc. 6, giugno 1940, pp. 261-269, SIPS, 1940 (b).
ZAVATTARI, Edoardo (a cura di), Missione biologica nel Paese
dei Borana. Condizioni biogeografiche e antropiche, vol. I,
Reale Accademia d'Italia, Roma, 1940 (c).
ZAVATTARI, Edoardo, La risoluzione del problema del Lago Stefania,
in "Bollettino della Società Geografica Italiana", pp. 321-344,
Roma, 1942. ZAVATTARI, Edoardo (a cura di), Missione biologica
Sagan-Omo. Mammalia - Aves - Reptilia - Amphibia - Pisces, vol.
VII, Reale Accademia d'Italia, Roma, 1943.
ZAVATTARI, Edoardo, Cinquanta anni di operosità scientifica
1908-1958. Studi ricerche problemi di Biologia tropicale, Tipografia
Editrice Italia, Roma, 1959.
Si ringrazia la Società Geografica Italiana per la concessione
alla riproduzione delle immagini.
Società
Geografica Italiana
Via della Navicella, 12 Roma
www.societageografica.it
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